Perché mandare un curriculum quando puoi inviare un portfolio?

12 Giugno 2007 - di Elena Veronesi

Ogni giorno sulle scrivanie della agenzie pubblicitarie si ammucchiano anonime buste bianche: sono i curriculum degli aspiranti creativi che cercano di ottenere un colloquio. La maggior parte di loro verranno scartati, per mancanza di interesse o di tempo. O più generalmente perché “al momento siamo al completo, non cerchiamo nessuno”. È questo il momento più duro: siete consci delle vostre capacità, avete un sacco di buona volontà ma non riuscite a spuntare un primo incontro nel quale esibire i vostri lavori.

Mi sono trovata io stessa in questa frustrante situazione . Ed ho deciso di provare un nuovo approccio, alla stregua di Maometto e della sua montagna: “se non posso parlarvi di persona dei miei lavori allora saranno loro a parlarvi di me”. Perché inviare un anonimo curriculum quando potete inviare il vostro portfolio? E’ nata così l’idea di creare un curriculum che sia anche portfolio, un portfolio che sia anche un curriculum. Nel mio caso ho ideato un dvd, contenente il mio sito web. Nella confezione anche un piccolo pieghevole in cui ho parlato di me, delle mie ambizioni e della mia esperienza lavorativa. In chiusura un invito a chiamarmi per un colloquio ed i miei contatti. Questa è solo un’idea, ma le soluzioni possono essere infinite. Tutto dipende dal vostro stile e dalla vostra creatività. Di seguito alcuni consigli.

La forma potrà essere di vario tipo: a schede, pieghevole, con rilegatura, delle dimensioni di un poster o più simile ad un francobollo, su cd-rom, dvd, sito web, stampato su carta, stoffa,ecc… L’obbiettivo è che parli di voi e della vostra creatività.

Ma è bene che ne parli in modo originale,mai visto prima: in sintesi, diverso dalla concorrenza. Un grafico alla prime armi è essenzialmente uguale a cento altri pretendenti allo stesso posto di lavoro. Ha molte ambizioni, voglia di fare, tante cose da imparare ed un bagaglio di conoscenze pressoché identico per tutti. Quello che differenzia questo centinaio di soggetti non sarà tanto il “quanto” bensì il “come” tali conoscenze verranno usate per creare qualche cosa di nuovo. Ed il vostro portfolio dovrà far capire “come” userete il vostro cervello creativo.

È fondamentale capire quello che il nostro portfolio dovrà dire di noi, su quali caratteri della nostra personalità puntare e csu osa, invece, tacere. Scegliete con cura le cose da dire e decidete in che modo verranno dette, se in forma verbale o in forma grafica. Mi spiego: alcune informazioni “oggettive”, come il vostro curriculum, i dati personali, ecc… dovranno essere chiari e distinti, per cui è bene evitare orpelli decorativi che ne limitino la leggibilità e l’ordine d’impaginazione. Le vostre ambizioni, i vostri desideri, il vostro modo personalissimo di vedere il mondo saranno invece lo spunto per sbizzarirvi. In questo caso le parole potrebbero limitarsi a fare da corredo ad immagini che parlano di voi, quali fotomontaggi creativi, disegni che esprimano il vostro stile, fotografie ritoccate ed arricchite in cui raccontare la vostra passione per la creatività e la grafica.

In questo caso lo studio a priori del formato vi guiderà nella realizzazione del portfolio, infatti i contenuti dovranno essere sviluppati di pari passo con l’intera struttura comunicativa. In fondo è come realizzare una piccola campagna di comunicazione: voi siete il prodotto da vendere, quindi ogni mezzo andrà bene purché raggiunga l’obbiettivo.

Fate attenzione a ciò che decidete di scrivere: il testo scritto impresso sulla carta dà al nostro interlocutore la facoltà di poterlo rileggere, di poterne apprezzare lo stile ed i concetti mediante una lettura approfondita…ma anche di riflettere su eventuali sciocchezze scritte nella foga di fare bella figura. Limitatevi all’essenziale, senza eccessivi giri di parole che potrebbero facilmente venir interpretati in modo sbagliato. E non dico nulla sugli “orrori” di ortografia!

Se optate invece per del testo registrato in formato audio fate attenzione al tono della voce ed alla chiarezza d’espressione. Non siate prolissi, in quanto nelle agenzie pubblicitarie il tempo è sempre poco e colui o colei che si occuperà del vostro portfolio ne avrà altri mille da visionare e sicuramente non avrà voglia di leggere la “Divina commedia” della vostra vita. E’ in questo momento che l’originalità del vostro lavoro darà i suoi frutti: se in mezzo a mille cartelline traboccanti di lavori si noterà subito il vostro “sacchetto di juta con dentro delle magliette con sopra stampati i vostri lavori”, beh, saprete che avete fatto centro!

Alcuni sostengono che inviare soltanto un portfolio senza lettera di accompagnamento e curriculum sia una perdita di tempo. Io credo che un tale approccio sia tutt’altro che creativo, ed un’agenzia di comunicazione che pretende questo è ben lungi dal fare comunicazione. Questi dati non li reputo certo accessori, anzi, ma non trovo il motivo per cui dovrebbero essere relegati fuori dal portfolio. Inserirli significa legarli ai vostri lavori, magari in un modo creativo come detto sopra, ed evitare soprattutto che vengano persi e divisi dai vostri lavori. E poi non stiamo parlando di entrare in uno studio di notai o di avvocati, non è il rigore e la “seriosità” che cercano, ma il vostro coraggio nel tentare strade che gli altri non si immaginano.

Quali lavori inserire nel portfolio? Molti grafici posseggono un sacco di progetti realizzati effettivamente ma dei quali non vanno molto orgogliosi (molto spesso perché i cliente ci hanno messo lo zampino!). Sarebbe bene limitarsi ai lavori più validi, quelli che esprimono al meglio la vostra creatività, dai quali si possa evincere il vostro stile. Il numero varia a seconda della vostra esperienza lavorativa: anche in questo il criterio è quello di scegliere i lavori più “utili” allo scopo.

A questo vi auguro buon lavoro, e soprattutto divertitevi, altrimenti che creatività sarebbe!